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LA PRESCRIZIONE IN DIRITTO PENALE COME OROLOGIO DEL PROCESSO E LA RIFORMA IN ITINERE

Non sapendo o non volendo migliorare qualità e durata del processo, si intende abolirne il meccanismo principale, il suo orologio: la prescrizione.

L’istituto della prescrizione è una delle travi portanti su cui si poggia l’edificio del diritto (anche in materia civile), la prescrizione è l’orologio del processo. La prescrizione è anzitutto corredata da ampia tutela costituzionale (artt. 24-27-111 Cost.) ed esaurisce la sua funzione quale elemento a garanzia del singolo perché la pretesa punitiva dello stato vada ad arginarsi in tempi ragionevoli. Gli attuali termini ordinari di prescrizione dei delitti e in particolare dei reati più gravi non sono affatto brevi (il minimo è sei anni), e il corso della prescrizione resta sospeso in tutti casi di sospensione del procedimento o del processo penale per ragioni di impedimento o su richiesta delle parti e dei difensori. Inoltre la maggior parte (80%) del termine di prescrizione dei reati si consuma durante le indagini preliminari, di fatto prive di sanzionate regole temporali. A tutto ciò si aggiunga che, a partire dall’agosto 2017, con la già incondivisibile riforma Orlando, sussistono nuove ipotesi di sospensione a seguito di condanna non definitiva (art. 159 commi 2 e 3 c.p.) che stabiliscono che il decorso del termine è sospeso per l’ulteriore termine di un anno e sei mesi dopo le due eventuali sentenze di condanna nei gradi di merito. La riforma di cui all’emendamento 1.124 presentato al ddl anticorruzione dai deputati Francesca Businarolo e Francesco Forciniti, divulgato dal Ministro Bonafede, prevede, com’è noto, la sospensione del corso delle prescrizione dopo la sentenza emessa in primo grado. La modifica sarà chiaramente dichiarata incostituzionale, ma intanto si fa baccano e si allungano i processi in corso che diventano potenzialmente eterni. E’ infatti insensato pensare che la modifica appena presentata passi il vaglio di costituzionalità. Ma intanto dilatera’ la già intollerabile durata dei procedimenti per i reati successivi all’entrata in vigore della norma. L’emendamento Bonafede, inoltre, appare inserito irrazionalmente, con un vero e proprio blitz nel ddl spazzacorrotti, termine che colora la giustizia penale, anziché come luogo di accertamento sereno e giusto di casi specifici, come strumento di sterminio dello sventurato imputato. Non più in dubio pro reo, dunque: l’imputato si presume colpevole e tutti i presunti colpevoli devono finire in carcere, come una parte della magistratura tristemente teorizza. Di contro, come osservato supra, la prescrizione non è un nemico da abbattere, ma è la valvola di sicurezza per l’inefficienza del processo penale.

La riforma, viceversa è confliggente anche con il principio di ragionevolezza (ex art. 3 Cost.), in combinato disposto con il 111 Cost. e con la legge Pinto. Quest'ultima norma non ha la forza di resistenza passiva delle norme costituzionali, ma è comunque a garanzia della ragionevole durata del processo di cui la prescrizione è orologio processuale e "valvola di sicurezza". Ulteriore norma, anche se come corollario, è anche l'art. 2 Cost.: Laddove la Repubblica riconosce e garantisce i DIRITTI INVIOLABILI DELL'UOMO, certo è incostituzionale rendere il cittadino "perseguitabile" con una riforma del genere da parte di uno stato non più garantista, ma leviatano.

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