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Primo Epitaffio: Il bacio della Morte.

Per quanto tu viva, per quanto tu faccia, ti accoglierà la morte fra le sue braccia. T’abbraccera’ la morte, come madre pietosa, nella tua oscurità splenderà luminosa. (La ballata della Morte di Tiziano Sclavi) PRIMO EPITAFFIO: IL BACIO DELLA MORTE A noi tutti una sola vita e’ concessa. Un sol cuore che suoni la sinfonia d'essa Nei suoi toni or brillanti, ora cupi, ora colorati, Quando tutti i battiti saranno spirati, Come la nascita, ecco la fine, ed eccola apparir sublime…. Negli affanni, su un letto dimenticato, giaceva un Uomo senza nome. Nessuno piu’, ormai da tempo, lo pronunciava. Parenti, amici, anche i piu’ stretti, l’avevan lasciato solo nel combatter le sue battaglie, fino a che la sua lama non si fu spezzata, fino a che la sua ultima ora non sarebbe arrivata. Nessuna moglie che gli reggesse la mano, nessuna figlia che dissipasse i suoi affanni, nessun figlio che ascoltasse le sue parole che ormai rivolgeva al vento di una finestra aperta da cui entrava il sospiro che smuoveva debolmente delle tende di velo bianco, ma che il tempo e la polvere avevano reso prima gialle e poi grigie il cui odore e i cui granelli si spandevano nella stanza. Nessun rumore, tuttavia, giungea dalla strada, nessun suono che desse alcun segno di presenza che potesse conferir sollievo agli affanni dell’Uomo che, come compagna, aveva solo la propria sofferenza. Il suo cuore, stanco e sforzato, cercava di aggrapparsi a quella che, pur sempre, restava la propria vita, pur se nella consapevolezza originata dall’angoscia delle ultime fasi ma che lo spingeva, comunque, ad affrontarne il dolore. Nella speranza… Nella speranza di che? A nessuno piu’, in quei momenti, e’ dato saperlo ormai…. I suoi battiti venivano scanditi da un rudimentale macchinario di elettrocardiogramma che produceva il suono di un orologio ormai in procinto di fermarsi (Inkubus Sukkubus - We Belong with the Dead) Negli affanni, nell’avvinghiarsi al lenzuolo, nel combattere le sue ultime battaglie, per dei brevi momenti di vita, inizio’ improvvisamente a tramontare il sole. L’Uomo, consapevole del suo tristo destino, di cui tuttavia non rimpiangeva alcuno dei gesti che l’aveva condotto a quello che era, sgrano’ gli occhi nel tirar il fiato scorgendo il buio che usciva dagli angoli e dagli spigoli della sua ultima dimora. D’un tratto, si acciglio’ nel vedere che, pian piano, l’oscurita’ iniziava ad addensarsi in un sol luogo, formando delle fattezze d’una fredda figura che lo guardava, dall’alto in basso, di fianco al suo letto. D’un tratto tutto il suo esser sprezzante, finanche nella malattia, ed il suo impavido non rimpiangere nulla, svanirono come neve al sole lasciando posto all’autocommiserazione per la propria solitudine che lo spingeva alla follia immaginaria pur di non realizzare, nei suoi ultimi attimi, d'esser solo con la propria fine. D'un tratto, non essendovi nessuno a compiangere l'Uomo, se non egli stesso, una lacrima, stava per rigare il suo volto quando, improvvisamente, egli si accorse che non era la sua mente a costruire cio’ che vedeva... Semmai, era qualcuno che, nei suoi ultimi attimi lasciava che proprio la sua mente percepisse il segno della Sua presenza. Quando il pendolo sul muro si fermò, proprio mentre rintoccava le prime ore della Sera, assieme alla macchina che segnava il suo battito, egli non ebbe più dubbi. Qualcuno, Qualcosa, stava vegliando su di lui, nella sua stanza... Tuttavia, egli non provava paura, né sconforto, ma, ad un tempo, consapevolezza e stupor nello scorger, proprio di fronte ai suoi occhi, quella che è l'immagine che si vede una volta sola nella vita: alla fine. E fu allora che l'Uomo sciolse il suo cuor alla Dama Oscura... Mille volte corteggiata, mille volte invocata. Quell' Ideal di Donna tante volte amata, in innumerevoli rime di passione ch'egli Credeva d'aver dedicato alla Donna Ideale, da ricercar nella vita terrena, ma che, senza coscienza, ma con inconsapevole intenzione, aveva dedicato ad Ella che aveva invocato ogni volta che il suo cuor s'affaticava nell'affrontar le miserie d'un mortale. Nell'accoglierla, nel metterle fra le mani i suoi ultimi battiti, così cantò per Lei, per esaltar la Sua Bellezza. Non par un'immagine umana, pur avendone fattezze; Non par un'immagin mostruosa, pur se ossuta, perché inumane son le Sue Bellezze; Né par figura spaventosa, la Dama che l'Anime falcia, ma che per lor si dimostra Lacrimosa... Nel pianger la fine di una vita, che fa scorrer fra le Sue dita, in cuor Suo sempre è Santa e Pietosa. Sua non fu la decisione della lunghezza delle corde che misuraron la durata d'un'esistenza... Pur se della fine Lei è l'Inesorabil Conseguenza. Eppur, nel taglio della sua Falce, sempre è decisa, per crear altra Vita da quella ora recisa. Se di concetti ed emozioni esiston per rappresentar la Morte, Non si ha occasion di raccontar o vederli due volte, Sol in quei pochi attimi che avanzan, pria di riunirsi al Tutto, pria che si celebri, dopo tanti vissuti, il tuo lutto. Come figura soavemente spettrale, visibil eppur impalpabil potrebbe apparir Che leva il fiato per la Sua Oscura bellezza ti sembrerà nel tuo finir Fatta d'oscurità e grazia, avvolta in un drappo ner, Nascosto è il viso della pudica, Oscura Signora, che ti si para dinanzi come irreale quanto bella Fanciulla Oscura, Come l'Angelo che assisterà ogni essere Vivente nel suo trapasso Con le sue braccia ti adagerà nel vostro comune e soave letto: il fosso. Nelle sue ali avvolgerà il mio dolore: quel che sento adesso. (Quest for Glory V Soundtrack: 02 - Dance of Mystery and Intrigue) Udite quelle parole, non già dalla bocca, ma dal Cuor fuoriuscite, dell'Uomo, la Morte sollevò la sua Falce per prender l'anima del suo Corteggiator... Nella commozione dell'ultima Poesia ricevuta da lui, però la fece cader per poi aprir le Sue maestose ed Angeliche Ali. E così, fece, invece, soffiar il vento che avrebbe portato con sé la sua Anima, E così fece volar via il Suo mantello sollevando, invece, in aria quello che adesso sarebbe stato il Suo Uomo aprendogli le braccia, assieme alle sue ali. E così Ella accolse il suo dolor... Sul suo seno, ponendovi fine. E così ella gli donò l'emozione che solo il suo Angelico abbraccio, ricco della Passione in Lei Risvegliata, avrebbe potuto dargli nel lasciar una Vita... Una Vita che agli altri mortali poteva esser parsa un niente, qualcosa di comune, ma che Ella sentì, mai come quella volta, un miracolo... Proprio come l'Uomo, come autentico miracolo, accolse quell'attimo in cui aveva raggiunto la sua disvelata Amata. Mai ebbe un'emozione così forte, pria di veder e baciar la Morte, Mai pria di sentir il Suo Odore ebbe più grande languore... Mai Carezzando del sol il suo ultimo raggio, ebbe miglior abbraccio; Mai, sentendo il battito delle sue ali, sentì lenir tutti i suoi mali... Mentre sentia la sua anima fuggir verso i Supremi Astrali. Nell'udir sentita commozione, l'Uomo della Lacrimosa Morte dissipò ogni esitazione: Abbracciami, oh mia Dama, abbracciami forte, offrimi il mio ultimo, sublime e più desiderato bacio, quello della Morte. Offrilo a me, Uomo dimenticato, o Tu, Ultimo Titano, in cambio del mio ultimo respiro, quello più agognato. E lo strinse la Morte, offrendogli il Suo Bacio, ricambiando il suo Amor. Per lui pianse le Sue lacrime, ch'egli asciugò, regalandole, senza rimpianto, il suo Cuor. Il suo ultimo battito in cambio del suo ristor. Nell'Offrìr e ricever il più raro dé propri Tesor. Tal fu l'ultima scelta d'un Uomo e d'un Immortale: Offrirsi l'un l'altra ciò che di più bello ci si potesse scambiare. Qual se non l'Angel più bello ed oscuro, può starti vicino nel momento più duro, E qual, se non l'intento di cercar la Divina Luce, è il motivo della tenebra nei capelli, negli occhi e nelle vesti d'un Uomo la cui vita il sogno conduce? Corrado Rubera.


Il presente scritto è creazione originale dell'Avv. Corrado Rubera. Tutti i diritti sono riservati assieme alla paternità dell'opera che appartiene all'Autore. L'immagine di copertina, invece, è un'opera custodita nel cimitero di Poblenou a Barcellona.

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